Argomenti

L’URGENZA ORA E’ L’ADATTAMENTO

L’8 giugno scorso è stato istituito ufficialmente il primo Programma sperimentale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, su iniziativa del Ministero della Transizione Ecologica in collaborazione con ANCI e ISPRA e rivolto ai Comuni con popolazione uguale o superiore ai 60.000 abitanti [1].

I Comuni individuati hanno tempo fino il 6 settembre di quest’anno per presentare le richiesta di finanziamento. I progetti ammissibili sono del tipo green (forestazione periurbana, tetti e pareti verdi, utilizzo di materiali riflettenti/a basso assorbimento di calore, ecc.), blue (riciclo e riutilizzo delle acque reflue depurate, sistemi di raccolta delle acque meteoriche), grey (rimozione della pavimentazione esistente e il ripristino della permeabilità del suolo, soluzioni per il drenaggio urbano sostenibile) e soft (migliorare le conoscenze a livello locale e la a capacità di previsione dei livelli di rischio, sensibilizzazione, formazione, partecipazione sull’adattamento, riduzione della vulnerabilità) con particolare riferimento alle ondate di calore e ai fenomeni di precipitazioni estreme e di siccità [2].

Curioso osservare che l’elenco delle misure ricalca esattamente, benché solo parzialmente, quello che i movimenti di cittadinanza (dall’ambientalismo alla ‘decrescita’, dal fronte dell’autoproduzione a quello dei progetti partecipati sulla gestione collettiva delle risorse) vanno dicendo e praticando da decenni, sulla base delle analisi e dei dati scientifici noti da almeno 50 anni. Si pensi soltanto alle battaglie spese per contrastare il consumo scriteriato di suolo e a quanto ora ci costerà depavimentare porzioni di territorio.

L’iniziativa, che stanzia complessivamente soltanto 80 milioni di euro per progetti di adattamento, dà il polso (ancorché insufficiente) dell’urgenza di pianificare e realizzare misure di adattamento agli impatti dovuti al surriscaldamento e al conseguente cambiamento climatico.

Tutti i modelli fisici e le sinottiche delineano infatti un quadro e un trend, globale e locale, che vira con decisione dalla necessità di mitigazione (ridurre le cause antropiche del surriscaldamento) a quella di adattamento (intervenire sulle conseguenze) [3], giacché l’inerzia dei sistemi ecologici e l’inadeguatezza delle politiche ci stanno portando ben al di sopra dei limiti indicati dall’Accordo di Parigi e caldeggiati dall’IPCC (e ben prima di quanto allora previsto [4]). Di certo, sarebbe poco auspicabile per i restanti 7.800 Comuni italiani aspettare o aspettarsi programmi ministeriali a breve termine.

L’adattamento si può praticare soltanto a livello locale, applicando analisi di vulnerabilità e criticità in modo puntuale e specifico. Ma l’adattamento non riguarda solo l’adeguamento delle strutture e infrastrutture (che adesso vengono dette green, blue e grey) e relative economie: l’adattamento coinvolge le comunità (umane e nonumane) che abitano i territori e che ancora diffusamente non percepiscono né il pericolo né l’urgenza. Comunità che dovrebbero essere messe in condizione di far fronte alle incertezze ed essere preparate a cambiare stile di vita, perché gli impatti coinvolgono tutte le sfere del quotidiano di ciascuno: benessere, lavoro, salute, mobilità, consumi.

Se un programma ministeriale finanzia progetti finalizzati al recupero dell’acqua piovana, significa che l’eventualità dei razionamenti idrici è molto concreta: come normali cittadini siamo pronti ad accettarlo e a rimodulare le nostre abitudini?

Sono moltissime le realtà territoriali che hanno maturato conoscenze e competenze su questi temi e che hanno esperienza sia nella divulgazione, formazione, che nelle pratiche. Un serbatoio di cittadinanza attiva e formata, sinora ignorata o ridicolizzata, che opera in gratuità e può mettersi a disposizione: non basterà la tecnologia né il digitale e non basteranno le istituzioni, quello che ci aspetta dovrà avvalersi della mobilitazione di tutte le forze disponibili e la preparazione, prima di tutto delle persone, sarà fondamentale.

[1] L’elenco completo dei Comuni e la ripartizione dei finanziamenti nell’allegato 2: https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/Adattamento_climatico/D.D.%20117-2021%20-%20Allegato_2.pdf

[2] Il decreto e relativi allegati https://www.minambiente.it/pagina/adattamento-climatico?fbclid=IwAR1uwNAqwHQVjquSzBSK1U-PZiE_be1CZO2hmyb7C3BndeiS-9HqnJE5n1A

[3] Attenzione che “adattamento” non significa “resilienza” (o come preferiamo chiamarla “antifragilità”): una soluzione adattativa può essere essa stessa fragile, energivora o vulnerabile, come spesso lo sono le tecnologie.

[4] Qui uno dei molti articoli su studi che dimostrano l’accelerazione nel raggiungimento, almeno temporaneo, dei famosi 1,5°C entro il 2025, ben prima di quanto sinora previsto https://www.bbc.com/news/science-environment-57261670

Foto Meteored: temperature previste sull’Italia per domani