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ECOPEDAGOGIA ed ECOMAIEUTICA. #1: Oltre l’educazione ambientale

L’approccio riduzionista (semplificatorio), frammentato (settoriale) e disgregato (separato) di relazionarci al mondo, ai processi che sostengono la vita sul pianeta, non può essere superato all’interno dello stesso sistema di pensiero che lo ha prodotto. Accanto ai vari fronti di emergenza (ambientale e sociale) che richiedono risposte immediate, c’è un terreno culturale che ha bisogno di essere dissodato, nutrito e rigenerato se vogliamo sperare di incidere significativamente su un paradigma che oggi si riveste di verde-as-usual riproponendo le medesime storture.

Un recente studio guidato dal Resilience Center di Stoccolma, tra i massimi istituti di ricerca in tema di sostenibilità, ha evidenziato le criticità nel perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), in merito al loro impatto sistemico e integrato: “L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è ancora troppo frammentata, semplicistica e lineare nella sua progettazione e monitoraggio”. Come sottolineato da molti analisti, il problema non sono gli obiettivi indicati da Agenda 2030 in sé, ma dentro quale cornice vengono intesi e affrontati. Lo spirito è dunque quello di ricalibrare la prospettiva e l’approccio stesso e cominciare a fare i conti con la complessità, sperimentando metodologie che modificano radicalmente la nostra comprensione dei sistemi ecologici e il nostro agire in/con essi.

Questo è tanto più importante in ambito educativo, come auspicato dall’ultimo rapporto UNESCO sul futuro dell’apprendimento (2021): “I curricula devono abbracciare una comprensione ecologica dell’umanità che riequilibri il modo in cui ci rapportiamo alla Terra come pianeta vivente”. La scuola, come “ecologia educante”, ha l’onere e il privilegio di trasferire conoscenze e metodo alle giovani generazioni, affinché possano disporre di strumenti per affrontare le sfide socio-ambientali in atto.

Con la collaborazione del settore Ambiente del Comune di Padova, si è concluso un percorso di formazione insegnanti (della scuola pubblica di ogni ordine e grado) che riteniamo possa essere un esempio per un cambiamento di approccio de-antropocentrico e de-coloniale su più livelli. La priorità: “educare gli educatori” sia nelle competenze conoscitive che nella critica.

Camminando sulle spalle di giganti – tra cui Paulo Freire, Maria Montessori, Rachel Carson, Danilo Dolci, Gregory Bateson e Nora Bateson, Val Plumwood, Bruno Latour – e facendosi carico del “piccolo e locale” delle singole realtà, è stato possibile configurare un corso intensivo che va ben oltre l’educazione ambientale (per non dire quella alla “sostenibilità”) e si pone a monte dei curricula e di tutte le consolidate pratiche didattiche.

La proposta formativa ha una forma ibrida e si colloca all’incrocio tra le scienze della Terra, le scienze della vita, l’antropologia, la filosofia, le epistemologie native, l’ecopedagogia e si articola con un approccio in Ecomimesi mutuato dalla permacultura che abbiamo chiamato “Ecomaieutica”. Sembra complicato, ma non è altro che il riavvicinarsi a quel “pensiero complesso” connaturale alla nostra storia antropologica: possiamo dirci Sapiens a patto di essere ecologicamente competenti. Talmente connaturale che, non solo è ancora vivo in culture non occidentali, ma è spontaneamente manifesto in bambine/i e adolescenti, prima di venire dis-integrato dalle prassi educative, dalla mancanza di relazione prossimale con il nonumano e dai programmi scolastici ministeriali.

Con questa breve introduzione ci proponiamo, con cadenza settimanale, di toccare alcuni dei temi trattati in questo primo corso.
Per chiunque fosse interessato ad un percorso di questo tipo ci contatti a info@ecotono.eu