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Gli obiettivi di sostenibilità sotto la lente della complessità

Lo Stockholm Resilience Center – uno dei massimi istituti di ricerca transdisciplinare in tema di sostenibilità – ha pubblicato nel 2019 una ricerca sul monitoraggio degli SDG e sul loro impatto sistemico e integrato. Risultato: l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è un passo in avanti, ma è ancora troppo frammentata, semplicistica e lineare nella sua progettazione e monitoraggio. Nonostante le intenzioni dichiarate, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono frammentati nella loro formulazione e largamente settoriali. “Riteniamo che, sebbene il progetto di monitoraggio degli SDG sia basato su un approccio sistemico, manchi tuttora la maggior parte delle dinamiche e della complessità rilevanti per i risultati di sostenibilità.” [1]

Gli autori hanno utilizzato cinque caratteristiche chiave evidenziate dallo studio dei sistemi socio-ecologici (SES) rilevanti per lo sviluppo sostenibile – (1) feedback socio-ecologici, (2) resilienza, (3) eterogeneità, (4) non linearità e (5) cross-dinamiche di scala – e analizzato l’attuale serie di 243 indicatori SDG attraverso queste caratteristiche per esplorare gli effettivi progressi nel renderli operativi.

Punti salienti:

  • Il nuovo studio suggerisce che il monitoraggio degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile non tiene conto di molti aspetti rilevanti dello studio dei sistemi socio-ecologici.
  • Tutti i 243 indicatori SDG sono stati analizzati per determinare in che misura rappresentano le cinque caratteristiche chiave dei sistemi socio-ecologici.
  • Il 59% degli indicatori SDG rappresentava l’eterogeneità, il 33% le dinamiche su scala incrociata, il 23% le non linearità, il 18% i feedback e il 17% la resilienza.

Come indicato, meno di un quinto degli indicatori SDG tiene conto dei “feedback” tra i sistemi sociali ed ecologici. I feedback si verificano quando la modifica di un componente del sistema retroagisce su quello che lo ha generato, attraverso una serie di interazioni: ad esempio, quando l’attività agricola provoca il degrado del suolo, che si traduce in una riduzione dell’attività agricola, che a sua volta può comportare un ulteriore degrado del suolo.

Che solo il 23% degli indicatori SDG tenga conto della non linearità è un problema perché molti studi hanno dimostrato la frequenza di punti di svolta imprevisti, ampi e bruschi nei sistemi socio-ecologici. Nonostante questa comprensione, la maggior parte degli indicatori di sviluppo sostenibile presuppone che i fenomeni misurati siano lineari. Ad esempio, l’aspettativa che una maggiore produzione alimentare si tradurrà in una maggiore sicurezza alimentare.

I 42 dei 243 indicatori (17%) che rappresentavano la resilienza erano per lo più indicatori sociali. In realtà, tutti tranne 2 riguardavano principalmente le leggi, la partecipazione pubblica al processo decisionale e il coordinamento dell’assistenza allo sviluppo. La resilienza sistemica del combinato sociale ed ecologico è praticamente assente.

L’eterogeneità è stata riscontrata in ben il 59 % degli indicatori. Ma anche in questo caso, gran parte della diversità è stata inglobata negli indicatori sociali, mentre tale eterogeneità può includere la biodiversità, la diversità dei sistemi di conoscenza, la diversità dei mezzi di sussistenza, la diversità o le opzioni di risposta al cambiamento.

Insomma, i 17 obiettivi globali per lo sviluppo sostenibile e l’Agenda 2030 sono stati per lo più percepiti come un progresso significativo nell’integrazione di agende sociali, economiche e ambientali precedentemente separate. Ma “I risultati della sostenibilità sono più della somma delle parti ecologiche, economiche e sociali di un sistema e sono in effetti anche il risultato di complesse interazioni, feedback e dinamiche all’interno e tra i sistemi”, scrivono gli autori dello studio.

Lo studio si conclude con un certo ottimismo nello sviluppo di metodologie e nell’implementazione dell’approccio. Ottimismo che non ci sentiamo di condividere perché, se è vero, come disse qualcuno, che la soluzione dei problemi non può nascere dentro allo stesso sistema di pensiero che li ha generati, allora quello a cui si dovrebbe mettere mano è l’approccio stesso e il mindset in cui è bloccato. E il perseguimento della sostenibilità socio-ecologica rischia di essere una mera illusione ottica.

[1] https://www.mdpi.com/2071-1050/11/4/1190